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Attenzione e perfezionamento visivo  

Il nostro subcosciente è in grado di acquisire informazioni provenienti dall’esterno e di immagazzinarle in maniera definitiva. Ciò grazie alla capacità di percezione, offerta dai cinque organi sensoriali, e alla maggiore o minore attrattività rappresentata da un determinato oggetto. Una cosa che presenta una maggiore grado di attrazione rispetto ad altre, sarà più facilmente di queste ricordata. La nostra capacità di fissare le impressioni che danno origine ai dati, viene determinata dal fattore ATTENZIONE, suddivisibile in “volontaria” e “involontaria”. La prima è quella che si rivolge ad un oggetto che si vuole rimanga impresso nella memoria. La seconda viene rivolta a oggetti gradevoli o comunque datati di una certa attrattività. Esistono delle parole "SCATTO" che improvvisamente destano la nostra attenzione e che inevitabilmente portano a distrazioni o a improvvisi interessamenti. Queste parole innescano nel nostro inconscio dei ricordi ed eccitando il nostro canale mnemonico visivo o uditivo, fanno in modo di rivolgere il nostro interesse al ricordo tralasciando ciò che stavamo leggendo, ascoltando o vedendo (ATTENZIONE INVOLONTARIA). Può essere utile, in qualche conversazione, utilizzare queste parole per innescare anche l'attenzione involontaria della persona con cui stiamo colloquiando. Queste parole (in realtà diverse da persona a persona) sono note un pò a tutti e basta pensarci sù per individuarle subito. Sembra che le più efficaci siano la parola MAMMA e la parola SESSO. I dati vengono acquisiti attraverso i cinque organi sensoriali, che danno luogo a impressioni “dirette”, recepite cioè attraverso l’olfatto, il gusto e il tatto, e “indirette”, recepibili attraverso la vista e l’udito, che originano percezioni mediate. Queste ultime sono più facilmente richiamabili alla memoria, rispetto a quelle “dirette”, che necessitano di uno specifico richiamo degli organi sensoriali interessati. Appare chiaro che un buon perfezionamento mnemonico è frutto di impressioni quanto più chiare e definite possibile, che provengano da organi sensoriali in grado di rapide e nitide registrazioni e che vengano acquisite da una mente attenta ed interessata, allenata a richiamare prontamente quanto ha appreso ogni volta che sia necessario. Un utilissimo strumento (di esercizio) di assunzione delle impressioni è la lettura, perché nasce da una combinazione di impressioni visive (frasi, pagina, figure, ecc…) elaborate criticamente dal pensiero anche attraverso un richiamo al bagaglio personale di conoscenze del lettore. Ma non bisogna dimenticare che per lungo tempo i libri sono stati un bene prezioso, riservato a pochi e che gli uomini, dipendendo dalla memoria, la hanno incentivata in maniera stupefacente; si pensi alle migliaia di studenti universitari che, ancora nel quindicesimo secolo, e poi in quello successivo, dato il costo notevole dei libri di studio, apprendevano interi testi a memoria, scambiandosi poi le informazioni. Rilevante è, inoltre, il fatto che le capacità mnemoniche siano particolarmente sviluppate presso quei popoli orientali che si avvalgono di scritture ideografiche, come i cinesi, o di alfabetizzazioni particolarmente complesse, ad esempio i giapponesi, in grado di stimolare, fin dalla più tenera età, le facoltà mnemoniche dei propri ragazzi. Ciò può dimostrare che attenzione e concentrazione possono essere sviluppate in modo prodigioso attraverso pratiche che ne facilitino l’applicazione sia ai pensieri che alle cose. Lo stesso Marcel Proust confessò che da un dolcetto inzuppato nel tè offerto dalla zia, ricostruiva tutto il teatro dei suoi racconti, animato e stimolato dal ricordo che quel semplice dolcetto offriva, per forma, colore, odore. Le emozioni costituiscono la condizione essenziale per portare a lungo termine ogni singola informazione. Ogni dato, acquisito da bambino, è legato ad un’emozione. La percentuale di informazioni che è capace di memorizzare un bambino è di gran lunga superiore a quella di un qualsiasi studente universitario; questo perché il bambino memorizza grazie alla voglia di imparare, ciò costituendo uno stimolo continuo. Quello che allora si dovrebbe riuscire a creare è una visualizzazione il più possibile fantasiosa, che origini un’emozione. Può sembrare strano, ma non è una cosa impossibile. Persino i numeri, le formule, i codici fiscali possono tramutarsi in immagini creative e talvolta emozionanti. Due punti essenziali concorrono a determinare un miglioramento sostanziale delle nostre capacità di ritenzione delle informazioni: uno è la motivazione, e l’altro un atteggiamento mentale positivo. Se abbiamo tutto questo, potremo addentrarci con il migliore profitto possibile nelle tecniche di memoria, scoprirne i segreti e ottimizzarne i risultati. La regola generale in tale metodo di apprendimento è quella di coinvolgere tutti e cinque i sensi nel momento in cui si deve fissare un’informazione: bisogna trasformare ogni informazione in un’esperienza di vita reale. Ad esempio, se volessi memorizzare un’auto per la strada, potrei innanzitutto focalizzare l’immagine e nella mente, darle una forma e un colore, provare ad ascoltarne il rumore, sentire o immaginare di sentire con l’olfatto la puzza dei gas di scarico, immaginare di toccarla per percepirne la forma, le rugosità; l’informazione sarebbe allora incompleta se io non ne sentissi il gusto, se non la leccassi (mentalmente, è chiaro!). È bene allora che si ripeta tale tipo di esercizio, osservando una serie di oggetti, chiudendo gli occhi e provando a ricostruirli mentalmente. Quest’esercizio ha un effetto “collaterale” positivo, dato dal fatto che il suo utilizzo può far notare oggetti che in casa non si trovavano più o di cui avevamo dimenticato l’esistenza. Esso rappresenta il principale esercizio che dovrà essere costantemente ripetuto dalle persone sbadate. È bene ricordare che alcuni individui presentano una scarsa capacità di visualizzare le immagini, o producono immagini sfocate o in bianco e nero. È importante notare anche se nell’immagine si vede se stesso o meno, se l’immagine è vista con i propri occhi o con quelli di un’altra persona o come attraverso una cinepresa. Occorre, altresì, valutare la distanza, se l’immagine ha una cornice, se è fissa o mobile (meglio se mobile) e se è veloce o lenta, da quale angolo la si osserva, ecc. Perciò, se si hanno delle difficoltà nella visualizzazione o si tende a dimenticare con facilità, sarà opportuno modificarla spesso (ciò che prende il nome di modificazione di submodalità visive). Se si immagina in bianco e nero si può immaginare di colorarla come un pittore. Si potranno osservare, così, dei netti miglioramenti del proprio quoziente di capacità di immaginazione.