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FOTOGRAFARE ATTRAVERSO LA MENTE 

Passa una notevole differenza tra il guardare e l’osservare. Il nostro abituale modo di guardare gli oggetti che ci circondano quotidianamente, è caratterizzato da una certa superficialità. Ciò crea due ordini di problemi: impedisce di esercitare l’osservazione attiva, e conseguentemente ci si autoconvince di non essere “osservatori”, e di non possedere quindi tale capacità di osservazione. Si finisce, così, con lo sviluppare la tendenza a ricordare qualcosa che attiri la nostra attenzione. Tale situazione viene sfruttata largamente in campo pubblicitario. La mente è naturalmente portata ad “interpretare” le informazioni che recepisce dall’ambiente circostante. È infatti difficile assistere ad un incidente stradale già avvenuto, del quale non si cerchi in qualche modo di scoprire la dinamica e il responsabile. Al contrario, una fotografia si limita a riprendere la realtà così com’è. Ecco perché risulta estremamente difficile per la nostra mente, fotografare l’ambiente esterno senza rielaborare le informazioni. Gli esperimenti condotti dagli studiosi J. Blackburn e E. J. Lindgren dell’Università di Cambridge, confermano tale tesi. I due sperimentatori chiesero a delle persone che avevano assistito ad una riunione due settimane prima, di scrivere tutto quello che si ricordavano. Ne risultò una congerie di narrazioni una diversa dall’altra. In sostanza, gli intervistati avevano descritto i loro personali ricordi, composti da una “realtà modificata”. Per risolvere tale problema, ci vengono in aiuto le tecniche di memoria, che sottolineano l’importanza dell’attenzione. La mente , infatti, si comporta nel modo descritto quando un atteggiamento passivo permette al cervello di pensare senza che vi sia un controllo da parte nostra. Qual è il giusto metodo di osservazione di un’immagine? Da quale parte occorre cominciare? Secondo gli studiosi, il punto di partenza è a sinistra in alto, con risultati statisticamente migliori. È bene, allora, seguire un piccola schema che ci aiuti nell’intento:


1) OSSERVARE I DETTAGLI
2) CONTARE I PARTICOLARI
3) RICOSTRUIRE MENTALMENTE
4) CONTROLLARE IL RISULTATO


Analizziamo tali punti uno alla volta: 

1)   Bisogna porsi, durante l’osservazione, le sei canoniche domande: CHI? COME? QUANDO? DOVE? COSA? E PERCHE’? occorre cioè osservare con attenzione, e chiedersi il perché di un determinato oggetto messo in un certo modo nell’immagine, e così via con ciò che più ci può incuriosire, stimolando l’attenzione attiva e fissando meglio i particolari; 

2)   Tale metodo aiuta a fissare meglio quello che si vuole ricordare, favorisce la fiducia nella propria memoria e tende a aumentare l’allenamento all’utilizzo dell’attenzione; 

3)   È la cosiddetta prova del nove. È qui che ci si rende conto di quello che effettivamente è stato memorizzato, valutando i risultati raggiunti e se è il caso di rivedere l’oggetto da ricordare; 

4)   In ultimo, occorre confrontare quanto è stato mentalmente ricostruito e l’immagine che si vuole ricordare. È qui che realmente si capisce qual è il risultato raggiunto.   Proviamo a fare un esempio analizzando una semplice immagine:   

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