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Lo
Stress
Il termine,
di origine inglese, è entrato da qualche tempo a far parte del
vocabolario italiano; il suo significato indica uno sforzo, una
pressione, una tensione, in grado di creare nel soggetto affetto da tale
forma di disturbo, una condizione di negatività, non solo dal punto di
vista fisico, ma anche da quello psichico (infatti vedremo tra poco come
lo stress incida sul fisico ripercuotendo i suoi effetti negativi anche
sulla psiche). La nostra epoca, caratterizzata da ritmi frenetici ed
eccessivamente competitivi, vede numerosi studiosi, in campo scientifico
e sociologico, alle prese con lo sforzo di comprendere cosa sia lo
stress, quali le sue cause, quali le più gravi conseguenze. Pur essendo
ancora molti gli interrogativi insoluti, può sorprendere la varietà
dei risultati cui alcuni studiosi sono giunti. Per alcuni di essi, lo
stress non assume una connotazione esclusivamente negativa. Lo psicologo
canadese H. Seyle, che ha condotto indagini pionieristiche sull’argomento,
ritiene lo stress un elemento naturalmente caratterizzante l’attuale
società. Anche altri studiosi sono giunti alla sorprendente conclusione
che lo stress garantirebbe il raggiungimento di risultati migliori a
livello di dispendio di energie. Secondo tale tesi, solo il superamento
del cosiddetto punto critico renderebbe nocivo lo stress. Personalmente,
riteniamo di dover dissentire da tali conclusioni, per il semplice fatto
che molto spesso si tende ad assegnare al termine “stress” un
significato più blando e generico di quello che in realtà deve
essergli assegnato. Sforzo, impegno e stress non sono la stessa cosa. In
particolare, l’ultimo fattore incide negativamente sull’organismo,
che reagisce, difendendosi, in tre fasi, o stadi. La “sindrome d’adattamento
generale” (è questo il nome assegnato da Seyle alla reazione di
difesa messa in atto dall’organismo), inizia con una “reazione di
allarme” causata da un’attivazione improvvisa del sistema nervoso
simpatico. Tale reazione causa aumento del battito cardiaco, incremento
dell’attività secretiva endocrina e ormonale, accelerazione del ritmo
respiratorio. Come è facile intuire, avviene in tale fase l’attivazione
dei principali meccanismi di difesa del soggetto. Il secondo stadio è
detto “di resistenza”, durante il quale i meccanismi attivati nella
prima fase consentono il rilascio di ormoni; ciò costituisce il segnale
dell’attivazione delle condizioni ottimali per superare lo stadio “critico”.
Se tale punto critico non viene superato attraverso le suddette difese,
si entra nel terzo stadio, di “esaurimento”: gli strumenti di
reazione esauriscono la loro attività, non riuscendo a sostenere lo
sforzo eccessivo, con conseguenti danni all’organismo. Volendo
ripercorrere succintamente le fasi attraverso cui si sviluppa lo stato
stressante, si avrà:
a)
riposo
b) attività
normale
c) stato di
massima attivazione
d)
sforzo
e)
stress
f)
conseguenze patologiche
Ritornando
alle affermazioni fatte all’inizio, e soprattutto al dissenso sulle
“positività potenziali” derivanti dallo stress, si può affermare,
avvalendosi dello schema sopra esposto, che lo sforzo precede lo stress
come elemento di massima attenzione del soggetto verso il raggiungimento
di un determinato obiettivo, ancora definibile come momento positivo
dell’organismo. Lo stress è ad esso successivo, e di positivo ha ben
poco, anzi nulla. Infatti, il prolungarsi dello stato stressante, porta
il fisico all’inizio della malattia, con conseguenze anche gravi, come
l’infarto, o addirittura la morte. Lo stress sopraggiunge quando si
verifica un’alterazione del normale ciclo delle attività umane:
LAVORO-CONSUMO
DI ENERGIE-RIPOSO- RECUPERO DELLE ENERGIE-LAVORO- (inizio nuovo ciclo)
Quando al
lavoro e al consumo di energie non segue un periodo (variabile a seconda
dell’attività svolta e dell’età e condizioni di salute dell’individuo)
di riposo, con conseguente accumulo di fatica e sovraccarico di
stanchezza, si verifica un’alterazione del normale ritmo
LAVORO-RIPOSO-LAVORO, e il soggetto si avvia verso l’esaurimento. La
limitata riserva delle risorse umane, se non adeguatamente valutata e
rispettata, crea le condizioni per un graduale stato di
sovraffaticamento che, se trascurato, porta a serie conseguenze sul
fisico e sulla psiche. Questo perché anche il sovraffaticamento mentale
porta alla somatizzazione dello stress psichico, con malesseri di
carattere fisico – patologico. Ma non bisogna credere che sia vietato
giungere allo stato di stanchezza; stancarsi è assolutamente normale,
altrimenti non avrebbe alcun senso il rispetto del ciclo che sopra è
stato illustrato. Quando tale ciclo viene, però, alterato, ignorando il
campanello d’allarme rappresentato proprio dalla stanchezza, allora è
inevitabile cadere in stato di stress.
Allora
la parola d’ordine è sicuramente: “EVITARE LO STRESS IN OGNI MODO”,
al fine di non compromettere la meravigliosa e perfetta macchina che è
il corpo umano. È doveroso fare un’ulteriore precisazione: il
passaggio dal riposo al lavoro alla stanchezza, e in ultimo allo stress,
non è un processo che segue un lasso di tempo predeterminato; esso
varia da soggetto a soggetto, per età, condizioni psicofisiche, tipo di
attività svolta. Un soggetto giovane è in grado di affrontare lo
stress molto di più di un soggetto in condizioni di salute cagionevole.
Un soggetto più giovane è capace di superare lo stato di stress più
facilmente di uno anziano. Come è possibile vedere, lo stress è in
agguato laddove l’individuo è meno allenato a combatterlo. Ecco
perché è necessario seguire pochi ma indispensabili suggerimenti, al
fine di evitare le negative conseguenze derivanti da esso.
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