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SONNO E SUOI MECCANISMI.

Dall’esperienza comune si evince che un buon riposo comporta un miglioramento sostanziale dell’attività lavorativa giornaliera. Diventa, così, fondamentale nell’ambito delle tecniche di memoria la cura del sonno. Infatti alcuni studiosi di Harvard hanno potuto evidenziare che un’illuminazione troppo forte prima di andare a letto provoca addirittura insonnia (con tutte le conseguenze che conosciamo). Il neuro biologo Charles Czeisler ha consigliato un uso il più possibile ridotto di lampade troppo forti (come quelle usate nei bagni) onde evitare conseguenze negative. Uno dei maggiori problemi che assillano una larga fetta della popolazione è l’insonnia, dovuta a problemi legati a traumi infantile o di stress. Ottimo rimedio a tale assillo è il rilassamento, che risolve insonnie di tipo traumatico e fisiologico. Un équipe di studiosi dell’Harvard Hospital ha asserito che l’insonnia provocata da episodi di stress o per forzatura del proprio orologio biologico, trova nelle tecniche di rilassamento un salutare rimedio. Un rimedio altrettanto efficace ed in più naturale, è la tisana di iperico, in grado di ristabilire il giusto equilibrio sonno-veglia, agendo sull’interruttore che collega il cervello alla parte superiore del midollo spinale, quella che stimola la corteccia cerebrale a dare inizio alla fase di sonno R.E.M. in periodo di stanchezza o di depressione il tempo fra l’assalto del sonno e il primo R.E.M. è molto accorciato. L’iperico favorisce i meccanismi biochimici di questa fase, dilatando e riassestando il ritmo sonno-veglia, spesso disequilibrato dall’uso di sonniferi. Sappiamo infatti che dopo una giornata di riposo, quando il nostro corpo è ben rilassato, le cose ritornano alla mente con più facilità. Per poter curare il sonno occorre conoscerne i meccanismi. Il sonno “ruba” quasi 1/3 della nostra vita e la sua durata varia a seconda dell’età dalle 20 ore di un neonato, alle 8 di un adulto, alle 4-5 di una persona anziana. Sappiamo, altresì, che il sonno è il soddisfacimento di un bisogno di riposo, e cessa quindi spontaneamente alla sua realizzazione. La profondità del sonno può essere valutata dall’intensità dello stimolo necessario per il risveglio. L’elettroencefalografia ci ha permesso di individuare degli stadi del sonno che accompagnano l’attività elettrica cerebrale. La distinzione si articola in quattro fasi, corrispondenti ad una variazione dell’ampiezza delle onde elettriche dell’encefalo. 

Una prima fase è quella delle onde alfa, che hanno una frequenza di 4-6 oscillazioni al secondo (uno stato di veglia presenta 8-13 C/S); una seconda fase è detta delle onde beta dette anche fusi con frequenza di 14-16 C/S; una terza fase presenta dei fusi e delle onde lente dette teta ad 1-3 C/S di ampiezza elevata; la quarta ed ultima fase è quella in cui scompaiono i fusi e le onde lente aumentano di numero e ampiezza, dominando l’intero tracciato, onde dette delta. Nel 1953 Aserinsky e Kleitman osservarono che durante il sonno fisiologico vi sono periodi nei quali sotto le palpebre abbassate gli occhi si muovono rapidamente in senso quasi orizzontale: questa fase è detta R.E.M. (rapid eyes movement), che si ripete ad intervalli più o meno regolari di 90 minuti con una durata media variabile che aumenta nel corso della notte. Questa è la fase in cui si verificano i sogni (in genere nella prima fase del sonno (onde alfa)). I soggetti svegliati in questa fase ricordano i sogni nell’80% dei casi, studi recenti hanno dimostrato che possono realizzarsi episodi onirici anche di brevissima durata e numerosi in una sola fase rem; mentre lontano da questa fase i ricordi sono pochi o addirittura assenti (7% dei casi).  Non ha trovato conferma l’ipotesi che questi movimenti siano dovuti allo spostamento dello sguardo per seguire le immagini del sogno. È bene osservare che la fase alfa non corrisponde al sonno leggero, ma a quello pesante. Tuttavia, un risveglio in questa fase costituisce un trauma minore rispetto a quello in fase delta; questo perché il passaggio in fase e in frequenza delle onde dallo stato di onde a quello di veglia è minore. È bene osservare che è preferibile svegliarsi verso la fine dell’ultimo ciclo: questo perché durante i R.E.M. vengono rilasciate alcune sostanze necessarie per il cervello. Interrompere questi cicli (o dormire poco) comporta minori introduzioni di questa sostanza con relativi disturbi a livello psicologico, come ansietà, angoscia, e agitazione. Alcune torture medievali consistevano nel non far addormentare mai un prigioniero fino a portarlo alla pazzia dopo pochissimi giorni.Nel corso di ogni notte tutti gli individui sognano dalle 3 alle 5 volte per una durata totale di 90-120 minuti, ma la prima fase rem compare in media dopo un’ora e mezza. La conoscenza del nostro ciclo di sonno ci dà la possibilità di regolarci per svegliarci sempre il più rilassati possibile. Abbiamo visto che una persona affronta in media 4 fasi R.E.M. per una durata media compresa tra i 18 e i 30 minuti; in genere si ha:

fase non rem - rem

fase non rem - rem

fase non rem - rem

fase non rem - rem

fase non rem

ovvero 5 fasi non rem e 4 fasi rem. Possiamo, quindi, considerare una media di 5 cicli (fase rem + fase non rem), per un totale di circa 5 * 90 = 450 minuti ± 7,5 ore di sonno.  Tutto quello che in passato ha spesso coinciso con il sopraggiungere del sonno può diventare uno stimolo condizionato a farlo insorgere in modo più veloce e profondo. Questo stimolo può verificarsi in un’ora della giornata, dell’oscurità, per una certa disposizione dei mobili, segnali sonori, etc. Se l’abitudine ci dà modo di addormentarci dopo un determinato numero di minuti una volta entrati nel letto, possiamo ipotizzare un orario di partenza del sonno. Perché il sonno sia profondo occorre che nel periodo immediatamente precedente l’ora di addormentarsi non debbano essere affrontati intensi lavori intellettuali, forti sforzi fisici, forti emozioni, evitare il fumo e l’alcool, tutte condizioni che possono provocare una prolungata eccitazione della corteccia cerebrale. Se il risveglio è del tutto regolare, senza traumi e senza fenomeni esterni è possibile determinare anche la durata del sonno fisiologico necessario. Se conosciamo la durata totale del sonno possiamo calcolare la durata media del ciclo di sonno. Potremmo così regolare ogni risveglio per multipli di quel ciclo. Se, ad esempio contiamo di svegliarci alle otto di mattina, e il nostro ciclo è giusto di 90 minuti, dovendo dormire cinque cicli, occorre andare a dormire a mezzanotte e mezzo.  

ESEMPIO:

 (his : mis) Orario di inizio sonno 23 : 30 

(hr: mr) Orario di risveglio 8 :10    

 

numericamente

minuti 

Se la durata del ciclo è di 104 minuti, e prevediamo una sveglia alle 7:15 del mattino, occorre andare a dormire alle 22:35. Naturalmente è meglio fare più volte il calcolo della determinazione del ciclo e operare una media della durata dei cicli per ridurre maggiormente l’errore.

Legato al problema del sonno è l’altro dell’insonnia, termine con il quale si intende sia il deficit quantitativo di sonno, cioè il dormire poco o il non dormire affatto, sia il deficit qualitativo, cioè il dormire male, in maniera non riposante. Dato il carattere indispensabile del sonno per l’equilibrio psicofisico dell’individuo, il problema dell’insonnia acquista un rilievo particolare. Secondo le fasi in cui si manifestano, è possibile distinguere tre tipi di insonnia:  

· Insonnia “iniziale” 

· Insonnia “intermittente o lacunare” 

· Insonnia “terminale” 

Il primo tipo di insonnia è anche il più frequente; si identifica con la difficoltà ad addormentarsi. L’insonne si agita nel letto, rigirandosi alla ricerca di una posizione ottimale che concili il sonno, poi si alza, sconfitto, si aggira per la casa, beve qualcosa, si dedica alla lettura ed a ogni altro espediente che possa aiutarlo a dormire, ma senza successo, fino a quando non cade addormentato solo alle prime luci dell’alba, nonostante si sia coricato molto presto. In altri soggetti, e si vuole parlare del secondo tipo di insonnia, il sonno rimane leggero per tutta la notte, intervallato da frequenti e brevi risvegli, il più delle volte in seguito a incubi. In genere, i soggetti che presentano questo tipo di insonnia, riferiscono al proprio medico di non poter chiudere occhio tutta la notte: in realtà, essi dormono solo male. Il terzo ed ultimo tipo di insonnia, non consente a chi ne soffre di riaddormentarsi; essa è caratterizzata da un risveglio precoce dei soggetti che ne sono affetti.